Sale e arredi

Salone di lettura Maria Luigia

"La farnesiana grandiosità di scaffali, di gallerie, ch'io non so da quale altra biblioteca del regno italica sia vinta" è sottolineata da Federico Odorici, direttore della Parmense, nella sua relazione del 1873.

A un tempo sala di lettura e deposito di libri, il primo ambiente da cui si sviluppò la Parmense è l'imponente galleria sud del palazzo della Pilotta, dove la Biblioteca venne inaugurata nel maggio del 1769,  e cui si accede introdotti dall'Apollo Palatino, che campeggia su un medaglione a stucco e bassorilievo, con le insegne delle arti, delle scienze e lettere e le parole di Orazio Scripta Palatinus quaecumque recepit Apollo.

Con il soffitto dipinto a cassettoni e rosoni a chiaroscuro, la Galleria Petitot prende il nome dall'architetto francese Ennemond Alexandre Petitot, cui si devono i disegni degli scaffali di noce, poi realizzati dal Drugmann, che corrono lungo le pareti, di sagoma architettonica, con fiancate e lesene scolpite artisticamente a festoni cascanti di foglie e di bacche di alloro, sormontati da anfore settecentesche.

Soltanto qualche anno più tardi, sotto la direzione di Ireneo Affò nel 1791, la Biblioteca si estendeva alla Galleria dell'Incoronata, un tempo sede della quadreria farnesiana.

È l'affresco di Antonio Allegri detto il Correggio a darle il nome. Eseguita dal pittore nell'antica abside di San Giovanni Evangelista, l'Incoronazione della Vergine, ora in Galleria nazionale, fu trasportata dall'abside distrutta nel 1587 in fondo al maestoso corridore con il suo blocco di muro retrostante, da dove fu staccata nel 1937. Vi resta la sinopia, tuttora circondata dalla cornice di Girolamo Magnani.

Alle sollecitudini di Angelo Pezzana e alla munificenza di Maria Luigia si deve una serie di opere, che valorizzano sia l'edificio che il patrimonio in esso conservato, nella prima metà del XIX secolo: l'allestimento della sala De Rossi (1819-1821) con la volta affrescata da Giovanni Battista Borghesi, la costruzione della nuova sala di lettura (1830-1833), su progetto dell'architetto di corte Nicola Bettoli, e la decorazione della camera del bibliotecario,   denominata nel Settecento Camera del camino, ora  sala Dante.

Nel Salone Maria Luigia, con i libri disposti in nicchie separate da lesene corinzie, Francesco Scaramuzza affresca il comparto centrale del soffitto, raffigurandovi Prometeo che, protetto a Minerva, ruba una scintilla al Sole; i due grandi ottagoni che fiancheggiano il "gran compartimento" centrale recano gli stemmi dell'augusta committente, sostenuti dai genietti delle Scienze e delle Arti, opera di Giovanni Gaibazzi; nei due riquadri rettangolari, rispettivamente sopra la porta di ingresso e di fronte ad essa, "dipinte a foggia di basso rilievo in bronzo" da Stanislao Campana troviamo le raffigurazioni di Tasso che legge nell'Accademia degli Innominati presieduta da Ranuccio Farnese e dell'Incontro in Parma fra Petrarca e Azzo da Correggio. Ai lati di queste, Giuseppe Varoli dipinge La Religione e Filosofia in atto di darsi la mano e Galileo che spiega il moto della terra, Giocondo Viglioli L'invenzione della bussola e L'invenzione della stampa. Completano il sistema decorativo della volta "festoni coloriti", un fregio che percorre l'intera sala con le lettere dell'alfabeto corrispondenti allo scaffale sottostante e un "cassettonato" a rosoni, tutti commissionati al pittore "ornatista" Girolamo Gelati e al suo allievo Filippo Bocchi.

La sala Dante fu dipinta all'encausto da Francesco Scaramuzza con soggetti danteschi dal 1841 (è del 5 aprile 1841 il sovrano rescritto che autorizza il primo dipinto) al 1858 (concludeva definitivamente il 31 luglio 1858 "ad un ora pomeridiana"). L'incontro di Dante e Virgilio con i poeti (parete nord), Aristotele seduto tra i filosofi (parete ovest), La Divina Clemenza e Lucia tra cori di angeli e vergini, Lucia e Beatrice, un Coro di Angeli e un Coro di vergini, Dante uscito dalla selva, Dante accolto da Virgilio, Virgilio e Dante sulla porta dell'Inferno e Caronte sono i soggetti che si susseguono sulle pareti e i comparti della volta.

Alla fine del XIX secolo la sala De Rossi, in attuazione di un progetto del sindaco Mariotti, venne demolita per essere ricostruita, in prossimità del salone Maria Luigia, nelle identiche dimensioni della precedente, con gli stessi sontuosi arredi, la stessa decorazione stile Impero e le stesse porte, priva soltanto del dipinto del Borghesi nel soffitto, che ritraeva Maria Luigia, donatrice della Raccolta De Rossi, nelle vesti di Minerva che porge ad Apollo la fiaccola perché illumini col raggio della sapienza le contrade parmensi e Parma.